LA FINE DELLE BUGIE (e della Milano da bere)

LA FINE DELLE BUGIE

( e della Milano da bere )

Immagini, spunti, stralci di tutto ciò che orbita attorno al coinvolgente romanzo "La fine delle bugie (e della Milano da bere)".

 

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E non dimenticare il Prequel: "Quando Milano era da bere" 

La fine delle bugie (e della Milano da bere)

è il seguito di una storia iniziata con Quando Milano era da bere, stimolante opera prima di Angelica Russotto, ambientata nella Milano degli anni ruggenti della finanziarizzazione dell’economia italiana, dell’edonismo Reganiano, dell’apice del Craxismo e del preludio alla caduta del muro di Berlino. Qui il racconto si sposta di qualche anno, alla fine del decennio ed è popolato di imprenditori senza scrupoli, voglia di vivere, sesso consumato velocemente. La colonna sonora passa dai Culture Club e Duran Duran ai Take That e soprattutto a Raf, con il suo celebre pezzo, vero testamento degli anni ‘80" alle porte con la sua ondata moralistica che travolgerà, anche se per pochi mesi, quello spirito permissivistico e un po’ cialtrone, ma sicuramente ottimistico e dinamico che aveva pervaso la società del Bel Paese dopo gli oscuri Anni di piombo.
La fine delle bugie (e della Milano da bere) è una lettura immancabile per chi vuole rivivere appieno lo spirito di quegli anni.

INCIPIT  "La fine delle bugie (e della Milano da bere)"

Marito.
Amica del cuore.
Lavoro.
Una mattina ti svegli e ti accorgi che qualcuno, nella notte, ha cancellato la tua vita dalla lavagna.
Si tratta solo di ricominciare da capo.
Già.
E di comprare i gessetti, innanzitutto.
Animo, Gloria, mi ripeto, siamo negli anni ’80, vivi a Milano. Qui problemi non ce ne sono. E se ci sono, si risolvono.
Il lavoro, per esempio.
Cosa ci vuole a trovarne un altro? Il Corriere è zeppo di annunci. Figuriamoci se una come me, a ventisei anni, non si sistema in un batter d’occhio.

Certo, se avessi evitato di finire nel letto del boss, a quest’ora non mi troverei in questa situazione.
Che poi, detta così, sembro uscita pari pari dal film Scarface. Solo che il mio boss non si chiama Tony Montana e non assomiglia nemmeno lontanamente ad Al Pacino. È che a quel coglione con quel fascino demodé piace farsi chiamare così, in ufficio.
In ufficio e a letto. Dove tra l’altro farebbe bene a dormire e basta.
E allora perché gliel’ho data?
Per rovesciare il tavolo, per umiliarlo.
E poi ho cominciato a non sopportarne più la vista, fino ad arrivare al punto di licenziarmi.

Va be’, sorvoliamo.

 

(continua)

Brano tratto da "La fine delle bugie (e della Milano da bere)"

Mi trovo davanti all’ingresso del Victoria and
Albert Museum.
Accanto a me campeggia un enorme cartello con
l’elenco delle opere esposte e i loghi degli sponsor;
quelli della British Telecom e della British Airways,
che hanno sborsato un fiume di sterline, sono riportati
a caratteri cubitali.
Ogni dettaglio del vernissage è stato curato con
perfezione maniacale, stasera ci sarà spazio solo
per un pubblico vip. Questo è l’evento dell’anno e
non solo. Il nome Art Magazine è sulla bocca di
tutti, e i portafogli di Bianchini e Johnson si sono
gonfiati a dismisura.
Il lavoro di cinque anni è diventato realtà. Cerco
di svuotare la mente, di tenere a bada il sottile tremore
che tenta di impadronirsi di ogni fibra del
corpo, di non lasciare che l’emozione prenda il
sopravvento e mi soffochi.
E sorrido.
Mentre stringo mani.
Sorrido.
Mentre ringrazio per i complimenti.
Sorrido.
Mentre rispondo alle domande degli ospiti.
Sorrido.
Sempre.
All’improvviso, avverto uno sguardo fisso su di
me.
Mi volto.
Sorrido.
Un uomo di mezza età in smoking.
Eccolo che si avvicina. Cosa vuole? Perché quell’espressione
strana?
Non importa.
Sorrido.
China il viso all’altezza del mio orecchio.
- Signorina - dice. - Le sta cadendo la gonna.
Oddio, la cerniera! Non ho tirato su la zip.
Avvampo. E sorrido.
- Grazie - farfuglio.
Vorrei avere una pala e scavare una buca per
sotterrarmi.
Ma sorrido.
Sempre.
La mostra di Magritte occupa quattro grandi
sale e una saletta al piano superiore. In ogni sala le
opere sono esposte a tema. La prima, con la Clef
de Songes in primo piano...

Brano tratto da "La fine delle bugie (e della Milano da bere)"

L’abbraccio di Pam è sempre più avvolgente. Le sue mani emanano un dolce tepore a cui non vorrei mai rinunciare. Sento gli occhi ingolfarsi di lacrime che ho paura di non riuscire a trattenere.

- Sai che ti dico, Gloria? Al diavolo gli uomini! Vieni a vivere da me.

I seni piccoli e turgidi premono contro i miei, e io sto tremando.

Poi, all’improvviso, un’ondata di calore si irradia dal’inguine fino al più recondito anfratto dell’anima.

Allora la stringo a me con dolce violenza fino a sentirne il pube, che inizia a muoversi frenetico.

Le labbra di Pamela soffiano via un gemito roco, quindi si posano sul mio collo. Il respiro è caldo, e la lingua si muove delicata e incontenibile al tempo stesso.

 

Un istante dopo, le afferro i capelli fino a sollevarle la testa, e cerco la sua bocca.

La lingua di Pamela adesso è un vortice che mi travolge. Le labbra, umide e bollenti, si incollano alle mie, mi avvolgono, mi fanno girare la testa, sto per perdere l'equilibrio, barcollo.

E' Il bacio che non ho mai dato. Il bacio che non ho mai avuto. E' un momento esattamente perfetto, irripetibile. Unico.

Attorno a noi Milano corre frenetica, indifferente. C’è un clacson che suona.

Suona.

Suona…

Suona.

Il clacson.

Non smette più.

Dove sono?

Questo è un letto. Riconosco la terrificante tappezzeria marroncina con i fiorellini giallini. Sono a Londra, la casa di Bianchini.

Mi sollevo. Ora sono seduta sopra al mio letto, madida di sudore.

 

Brano tratto da "La fine delle bugie (e della Milano da bere)"

È bello starsene sospesi nell’aria.
Mi comunica una straordinaria sensazione di
niente.
È una sorta di terra di nessuno, senza impegni
né affanni.
In aereo non tocchi il cielo e non tocchi la terra.
Sei sospesa nel vuoto.
Semplicemente.
Sospesa nel vuoto.
Vuoto.
Vuoto che colma il pieno.
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Un ossimoro.
Per liberarsi da quelle scorie simili a metallo, da
quelle inquietudini dal sapore del piombo che ci si
accumulano dentro, bisogna svuotare, creare spazio
con il vuoto.
Svuotare significa liberare energia. Trovare
risposte a domande insolute.

Brano tratto da "La fine delle bugie (e della Milano da bere)"

Formentera è un’atmosfera, un sogno perduto.

Una leggenda che, nonostante il naturale evolversi

del mercato più snob e turistico, non ha

prezzo. I soldi non possono comprare la vita,

diceva Bob Marley, e se qualcosa di magico esiste

ancora in quell’isola vai a scoprirlo.

E io, anni dopo, proprio perché coinvolta dai

racconti di Roland, ci sarei andata, ritrovandomi

sola, al tramonto, a sorseggiare un mojito in un

bar alla moda a ridosso del mare che mi avrebbe

resa un po’ nostalgica e riflessiva. La malinconia

tipica di chi, quella libertà, non l’avrebbe mai

potuta vivere davvero e quindi ne assaggiava un

surrogato turisticamente ad hoc, se non altro

perché, è un dato di fatto, il tempo passato non

torna. Penso agli anni in cui era stato giovane lui,

così ricchi d’esperienze e di ideali, così diversi

dagli anni ‘80, edonistici, ma con l’eco di quei

racconti degli ex ragazzi anni ‘60 a farci sentire sempre un pò inadeguti.

- E questa è Annette,

viene da Madrid.

Annette avrà circa trentacinque anni. È pallida,

quasi eterea, ha i capelli scuri e sporchi, e mi sorride

dietro a una nuvola di fumo di sigaretta. Porta

con sé.....

Brano tratto da "La fine delle bugie (e della Milano da bere)"

-Le labbra, umide e bollenti, si incollano alle
mie, mi avvolgono, mi fanno girare la testa, sto
per perdere l’equilibrio, barcollo.
È Il bacio che non ho mai dato. Il bacio che non
ho mai avuto. È un momento esattamente perfetto,
irripetibile. Unico.
Attorno a noi Milano corre frenetica, indifferente.
C’è un clacson che suona.
Suona... suona…
… suona.
Il clacson.
Non smette più.
Dove sono?
Questo è un letto. Riconosco la terrificante tappezzeria
marroncina con i fiorellini giallini. Sono a
Londra, la casa di Bianchini.
Mi sollevo. Ora sono seduta sopra al mio letto,
madida di sudore.
Suona.
Il clacson?
No. La sveglia.
Suona.
Cazzo, penso.
E subito dopo avverto un languore, caldo e
intenso, che dallo stomaco scende giù.
Piano.
Dolce...

Brano tratto da "La fine delle bugie (e della Milano da bere)"

-Stefano, è davvero incredibile come tutte le arti siano collegate tra loro.

Amo il cinema e attraverso il cinema ho scoperto altre arti, citazioni, che a loro volta riconducono ad altri autori, ad altre storie, biografie di vite affascinanti come quelle di Frida. Grazie al cinema ho scoperto la storia dellla sua vita in un bellissimo documentario:

l'incidente che ha avuto da ragazza  l'ha sottoposta a 32 interventi chirurgici;

la sua vita è stata costellata da dolori fortissimi che l'hanno costretta a lunghi periodi a letto.

Questo non le ha impedito di avere una vita piena di amori, di avventure, insieme a tanta sofferenza. Ecco cosa hanno in comune lei e Magritte: la sofferenza, la tragedia. 

-La sofferenza le ha fatto sviluppare la sua arte, e i suoi quadri sono un misto di colore e dolore!

Mentre leggevo una didascalia tra le opere di Magritte e Frida Kalo riflettevo sul concetto di sofferenza e di tragedia. Ma davvero l'arte nasce sempre dalla tragedia?

La tristezza è un momento di passaggio, necessario e, se si sa ascoltare, il suo dolore si trasforma, si riempie oltre che di lacrime, di vita e di emozioni  ...

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COMMENTI DEI LETTORI

Quando Milano era da bere

Come nasce La fine delle bugie...

Due romanzi: uno il seguito dell'altro. Inizia con Quando Milano era da bere, non ti vorrai più fermare

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