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Gloria e Pamela sono due amiche, sposate giovanissime, accomunate dalla separazione dai mariti che avviene nello stesso periodo. La loro voglia di riscatto e di vendetta nei confronti degli uomini è forte e si dipana tra ironia e disperazione in avventure comico/grottesche che le vedono coinvolte.


Sullo sfondo la Milano degli anni ‘80, la cosiddetta “Milano da bere”, con le sue promesse, i guadagni facili, i rapporti superficiali e, soprattutto, tanta voglia di vivere, esserci, partecipare, 
nel tentativo di “esistere”.

 
Copertina Quando Milano era da bere [Cosa resterà di questi anni 80? La risposta arriva 24 anni dopo con "Quando Milano era da bere"] Corriere della Sera

 INCIPIT  "Quando Milano era da bere "

“Pronto”.
“Ciao”.
“Ma chi è”? dissi senza riuscire neanche ad aprire
gli occhi mentre mi allungavo per guardare l’orologio
sul comodino.
“Oddio ma sono solo le quattro”.
“Presto Gloria, vieni da me è successa una cosa terribile, ho scoperto che mio marito mi tradisce!”.
“Stai calma Pam, ho avuto una giornataccia, ho faticato ad addormentarmi e tu mi svegli nel
mezzo della notte, accidenti!”.
“Ho frugato nelle sue tasche, ho scoperto dei numeri di telefono, li ho verificati e ce n’é uno che non dovrebbe avere, si tratta di Giusy, la compagna
del suo amico Renato”.
“Ma dai Pam, non fare così, magari sono solo delle amiche”.
“Dai, per favore, vieni. Sto male”.
A quel punto non potei più far finta di niente, la sua voce tremava e iniziò un pianto a singhiozzi che mi fece stringere il cuore.
“Ok mi vesto e arrivo”.
Pamela era sempre eccessiva nelle sue esternazioni e aveva spesso attacchi di panico cui ero abbastanza abituata, ma stavolta sembrava più disperatadel solito.

 

 

Brani tratti da Quando Milano era da bere
"Il caffè nel frattempo si era fatto freddo e ripresi a sfogliare il giornale con calma riflettendo su cosa stesse succedendo alla gente di una città che sembrava vitale, carica di sogni e desideri che potevano essere realizzati.
Al contrario, la superficialità e l'arroganza stavano prendendo il sopravvento sulle possibilità e le promesse.
Ostentata la bellezza delle donne troppo magre, come il potere di uomini volgari, eppure ricercati per il loro ascedendente sociale, uomini che senza il loro potere economico non sarebbero stati neppure presi in considerazione. Ma poche donne resistono al fascino del potere, forse ci sarebbe voluta un'altra vita per scrollarsi di dosso quanto trasmesso dalle nostre madri: "Devi metterti con uno che sta bene, ti devi sistemare." Quello che non si considera è che spesso sono uomini arroganti e con desideri di prevaricazione.
- L'omicidio si è svolto sotto gli occhi di numerosi clienti del locale. Alberto Accardi, noto playboy della Milano bene, era considerato una persona dedita all'azienda di famiglia, una catena di ristoranti in voga, frequentati da tutta la Milano che conta : giornalisti, scrittori, intellettuali, attori. Si sospetta un abuso di cocaina, ma anche la gelosia può aver scatenato la furia omicida, al momento gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi-.
Povera Christine, il suo pigmalione era diventato il suo persecutore, volgare e prepotente, finchè un mix di esasperazione, rabbia e droghe erano esplosi in un colpo d'arma da fuoco e avevano trasformato una delle tante modelle americane sparse per Milano a caccia di un colpo di fortuna, in un'assassina"....

 

Quando Milano era da bere

 

Ti organizzo una serata con Gianni e Alberto per sabato, al Nepenta. Cenetta a base di paté, caviale, buon vino e poi… pagano loro, scusa se è poco!”. “Ma uffa, che noia Gianni e Alberto!”. Rieccoci di nuovo, per lei tutto si risolveva così. “Sono due tipi giusti, non li hai conosciuti bene, dagli tempo”. “Ti faccio notare che sono loro che non ci hanno dato tempo, soprattutto a te, che l’altra volta ti sei fatta smanazzare tutta la sera”. “Eh già, come fanno ad avere tempo se ti fai riaccompagnare a casa dopo un’ora, ci hai fatto andare di traverso la cena. Sei impaziente. E poi senti, Alberto non è niente male e io ho bisogno di fare un po’ di sesso, mi manca il cazzo, è un po’ presto per vivere di ricordi, non credi!?”.

 

Quando Milano era da bere

 

“Dove vuoi andare a cena? Ti porto da Peck, ci sono dei colleghi”. Neanche il tempo di rispondere e mi ritrovai in quell’ odioso ristorante snob a sentir parlare solo di soldi, affari, quotazioni, dividendi. Già, gli anni ottanta. Guadagni facili, fin troppo facili, a portata d’imbecille direi. Non che Massimo lo fosse, non completamente almeno, ma tutti quei soldi arrivati così in fretta forse gli avevano dato un po’ alla testa. Bello era bello: capelli nero corvino, riccioluti, ciuffo folto, sguardo sfrontato, sorriso dai denti bianchissimi. Era il cervello che lasciava un po’ a desiderare, era come un bambino viziato, legato agli status symbol, convinto che l’auto fosse una sufficiente arma di seduzione. Io, invece, non gli avevo dato molta soddisfazione. Il motore della sua Ferrari rimbombava come un tuono nel quartiere di periferia in cui vivevo. “Dai, parti” gli dicevo mentre salivo velocemente per nascondermi dagli sguardi curiosi dei vicini che credevano stessi ancora con mio marito. “Ma che c’è, hai fretta?”. “Non fare troppe domande, non è semplice da spiegare”. “Be’, provaci“.

 

Quando Milano era da bere

 

"Dal  bar Magenta usciva un odore sbruciacchiato di panini alla piastra, gli impiegati e le commesse si accalcavano per ordinare le ultime novità della stagione che sfilavano lungo i banconi frigo: panino gorgonzola e speck, al salmone e paté, alle verdure grigliate, ai gamberetti, alle spezie aromatiche. L’orologio all’angolo tra Corso Magenta e Via Nirone segnava le 13:00. Ecco perché mi era venuta fame e così mi lasciai tentare da un panino al salmone. Chi muore giace, chi vive si da pace".

 

Quando Milano era da bere

"Gianfry mi prese i seni tra le mani, la vestaglia di raso nera, regalo di matrimonio che avevo custodito con cura fino a quel momento, cadde a terra e venne schiacciata sotto i piedi del Gianfry che si muoveva come un ossesso, spostandosi tra me e Pamela.

Si avvicinò quell’altro, Antony (che stava sicuramente per Antonio) e mi penetrò con disinvoltura. Io glielo lasciai fare.

Poi spostò il suo cazzo ancora su Pamela, mentre Gianfry tornò di nuovo verso di me.

Era come stare su una giostra.

La testa mi girava, i pensieri si interruppero.

Smisi di parlare, smisi di chiedermi cosa era giusto e cosa non lo era.

Avevo dormito poco e quel cocktail di stordimento e piacere mi stava facendo perdere i sensi. Pamela se ne accorse e si avvicinò per darmi un bacio. La cosa più bella in tutto quello che stava accadendo.

Fu così, con quel bacio, che condividemmo la nostra disperazione, il dolore per non trovare il nostro posto nella vita, l' affanno per cercare di farci capire, ma anche la gioia di condividere tutto questo e non sentirci sole, naufraghe su un' isola abitata da uomini che parlavano una lingua diversa dalla nostra.

Dopo, lasciammo che fosse il nostro silenzio a parlare".
 

 

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